In questo periodo sembra che la tolleranza sia difficile da praticare per molte persone, ma non per tutti è così e la dimostrazione l’hanno data recentemente alcuni milanesi che hanno dimostrato il loro appoggio e sostegno nei confronti di alcuni dei rom che hanno subito lo sgombero dalle zone in cui si trovavano accampati con le loro famiglie.
L’ultimo episodio si è verificato qualche settimana fa e circa duecento rom sono stati fatti allontanare nei pressi di via Rubattino grazie all’intervento delle forze dell’ordine voluto dall’amministrazione comunale che ormai da tempo stanno cercando di diminuire il numero di zingari presenti in città per cercare di aumentare il livello di sicurezza. Già dopo poco tempo, però, alcuni milanesi si erano mobilitati nei loro confronti pensando che si trattava di persone e non di semplici oggetti che si sono trovate da un momento all’altro senza un posto dove vivere e costrette quindi a chiedere aiuto nei luoghi di accoglienza.In particolare, è stata la zona di Feltre – Lambrate a capire la difficile situazione che i rom si stanno trovando ad affrontare e hanno dato loro aiuto concreto.
Continua la linea dura del Comune nei confronti dei rom e dopo lo sgombero di duecento persone, tra cui quaranta bambini, a via Rubattino, ora ne sono stati fatti allontanare molti altri che si trovavano in viale Forlanini, nei pressi dell’aeroporto di Linate. In questo caso il campo che ospitava i nomadi era molto più piccolo e sono state circa trenta le persone che sono state fatte allontanare dopo l’intervento di polizia e carabinieri che è avvenuto giovedì mattina.
Alcune di queste persone erano giunte in zona Forlanini dopo lo sgombero di via Rubattino in cerca di una zona dove potersi riparare e in alcuni casi si trattava anche di anziani e donne con bambini piccoli, ma non c’è stato niente da fare per loro che ora si trovano quindi a dover cercare una nuova “dimora” ma con la paura di essere nuovamente cacciati. Il vicesindaco Riccardo De Corato ha comunque chiarito che non si tratta di un’azione discriminante, ma di un’operazione volta a tutelare i cittadini milanesi che spesso si sentono insicuri a viaggiare in città perchè temono scippi e borseggi da parte di poveri e persone in cerca di elemosina. Alle donne e ai bambini, ha inoltre specificato, è stato proposto di rifugiarsi presso le associazioni che si occupano proprio di fornire aiuto e assistenza ai bisognosi, ma finora nessuno di loro ha accettato. L’operazione di sgombero dei campi nomadi è comunque destinata a continuare e dall’inizio dell’anno ne sono avvenute più di centosessata e nei prossimi mesi proseguirà in altre zone della città.
Nei giorni scorsi abbiamo parlato dell’operazione di sgombero effettuata da polizia e carabinieri presso il campo rom di via Rubattino da dove sono stati fatti allontanare ben duecento persone, tra cui quaranta bambini, con l’obiettivo di cercare di far crescere la sicurezza dei cittadini milanesi.
Tra le persone che si erano mostrate contrarie a questa decisione c’erano le maestre dei bambini, che qualche giorno prima avevano organizzato una fiaccolata di solidarietà, ma non erano riuscite nel loro intento. Ora, però, le manifestazioni di appoggio per queste persone che si sono trovate improvvisamente senza un posto dove dormire, stanno continuando e in prima linea c’è certamente un’associazione come il Naga, che si occupa di fornire assistenza gratuita ai senza dimora. Gli uomini al momento stanno cercando di trovare rifugio in fabbriche e palazzi abbandonati anche per i componenti delle loro famiglie, ma ovviamente in un periodo freddo come questo non rappresenta la soluzione ideale e la maggior parte di loro sono ospitati nelle sedi della Caritas, anche se si tratta solo di una soluzione temporanea.
Il problema dei tantissimi nomadi residenti nel nostro Paese in varie parti d’Italia è particolarmente sentito da molti cittadini e in alcuni casi la protesta per la loro “presenza” si è espressa in modo deciso come si è verificato, ad esempio, la scorsa settimana dopo l’uccisione di un ragazzo di trentasette anni ad Alba Adriatica mentre stava uscendo da un locale.
Uno dei campi rom più grandi presenti a Milano è quello che si trova in via Rubattino, dove ieri all’alba ne sono stati fatti allontanare ben duecento, tra cui anche quaranta bambini, grazie all’intervento delle ruspe. Per sostenere la loro permanenza in città si erano mosse anche le maestre de piccoli, che domenica sera avevano organizzato una fiaccolata in loro difesa, , ma poliziotti, carabinieri e vigili, in tutto un plotone di circa cento persone ,non hanno voluto ascoltare le loro ragioni e li hanno invitati ad allontanarsi dall’area.
L’occupazione è durata cinque giorni. Ed è finita con i tafferugli, gli insulti, le manganellate della polizia, uno del Boccaccio ferito alla testa e portato in ospedale per accertamenti. Per capire come si è arrivati agli scontri proprio sotto il palazzo comunale, occorre fare un passo indietro a sabato pomeriggio, quando i ragazzi del Boccaccio, realtà antagonista cittadina nata dall’esperienza del Collettivo monzese, artefice dell’occupazione nel 2003 della fabbrica in zona Madonna delle Grazie, ribattezzata Foa Boccaccio, e poi protagonista di altri tentativi di occupazione in altre aree abbandonate della città, sono entrati al cinema Apollo in via Lecco, con l’intenzione di dar vita a nuovo centro sociale.
Mercoledì mattina all’arrivo delle forze dell’ordine, c’erano una cinquantina di occupanti, prevalentemente monzesi, a mani nude e a volto scoperto. Il primo parapiglia tra polizia e autonomi, è stato proprio davanti al portico dell’Apollo. Insulti, urla spintoni, e qualche manganellata una alla testa di una ragazza . Poi la decisione improvvisa di incamminarsi verso il centro in un corteo improvvisato, passando da via Azzone Visconti, dove c’è stato il secondo tafferuglio. La polizia cercava di riprendere la testa del corteo, i manifestanti camminavano davanti facendo “ostruzione passiva”; è nato un parapiglia durante il quale un “celerino” ha rimediato un cazzotto. Tensione alle stelle e conti chiusi davanti al municipio, dove, nel terzo tafferuglio della mattinata, un manifestante monzese di San Fruttuoso è rimasto a terra sanguinante dopo un colpo in testa.
Il pergola ha chuso, l’altra sera l’ultima serata, tanta tantissima gente per la chiusura e ci siamo , pare che le sorti del conchetta non saranno diverse soprattutto se non ci sarà solidarietà a Milano oggi al presidio a Palazzo Marino
Chissà se oramai sono rimaste solo le birre , le feste di alcune multinazionali ad attirare le persone, oppure a qualcuno frega ancora che a Milano vi siano posti dove incontrarsi e fare cultura al di la di una serata.
Scritto Domenica 25 Gennaio 2009 da Nano Publishing
Blogosfere – Il Corriere parla, in merito al corteo di ieri contro lo sgombero del centro sociale “Cox 18″ di via Conchetta, ha parlato di tensione e scontri. In realtà la faccenda è stata molto più limitata sia temporalmente alla conclusione del corteo sia al numero di persone che avrebbero creato tensione, solo pochi pseudo-anarchici (il fatto di nascondersi dietro una bandiera nera con una a barrata non fa in automatico degli anarchici meri teppisti).
Noi siamo stati al corteo e le cinquemila persone che abbimo visto sfilare erano pacifiche, tanto che erano presenti anche alcuni bambini.Purtroppo però si sono infiltrati i solici cerca-guai che hanno rovinato l’immagine di un pomeriggio all’insegna della difesa della cultura.
era nell’aria da un po’ lo sgombero, ma nessuno se lo aspettava così presto,
adesso sul sito del conchetta si legge:
22 gennaio 2009, ore 08.00
Alla fine sono arrivati. Sono già davanti al portone per sgomberare il centro.
Non permettiamo l’ennesimo sgombero a Milano.
Proviamo a opporci.
Venite tutti.
Io personalmente credo che i posti a Milano tipoo il conchetta siano necessari alla città,
il conchetta era uno dei pochi centri di aggregazione che veramente organizzava ( e speriamo organizzerà ancora ) eventi veramente culturali alla portata di tutti.
Intendo dire che la cultura a Milano sta diventando per ricchi, e non c’ modo di arrivare alla cultura se non a prezzi decisamente poco accessibili,
parlo di musica classica e musica in generale, teatri e mostre.
Lo sottocultura che poi si trasformava in cultura è inesistente ora è la cultura ufficiale che si trasforma in sottocultura, ma l’inversione non funziona e le novità, le spinte creative sono sempre meno.
Credo che una opposizione pacifica alllo sgombero sia assolutamente necessaria.
Inoltre a Milano fra divieti e chiusure dei locali sta diventando sempre più difficile trovare qualcosa da fare che non sia chiudersi nei bar a consumare grandi e inutili quantità di alcol a tavoli separati.
Scritto Lunedì 22 Settembre 2008 da Lara Morandotti
27 novembre 2008. E’ questa la data stabilita per lo sfratto dello storico centro socialeLeoncavallo di Milano. Dopo numerosi rinvii, pare ora che manchino circa 2 mesi per questo sgombero che ormai è diventato una “telenovela”.
In questa sessantina di giorni, amministrazione comunale e occupanti dovranno trovare una soluzione che a detta dei Leoncavallini “”giace sul tavolo del Comune di Milano, dato che tocca alla giunta Moratti consentire ai soggetti privati coinvolti (associazioni, fondazione, proprietà) di procedere alla regolarizzazione dei loro rapporti: un atto di natura urbanistica a costo zero per l’amministrazione e portatore invece di grandi utilità sociali per tutta l’area metropolitana”.
Inoltre, l’Associazione mamme del Leoncavallo ha spiegato in una nota: “Un ritardo, quello comunale, tutto di natura politica, che impedisce quell’esito positivo che ormai la stragrande parte dei milanesi ritiene importante se non addirittura già conseguito”.
Come andrà a finire?
Di sedi ne ha cambiate già 2 eppure non va ancora bene,
il centro sociale Leoncavallo deve essere sgomberato.
Questa mattina quindi tutti pronti alle 6 00 si aspettava lo sgombero.
Tutti pronti i ragazzi a incatenarsi perchè il centro non venisse cancellato.
Ieri Davide Boni (Lega Nord): «finalmente si chiude un triste capitolo della storia milanese».
E’ la quindicesima volta (dal 2003) che lo sgombero del Leoncavallo viene notificato e poi rinviato.
Mi ricordo ancora il centro in via Leoncavallo, qui dietro casa mia, dove ora sorge una banca.
Il cnetro era molto diverso da piccolo ci andavo a fare carnevale, erano circa 25 anni fa, le famiglie si incontravano e non c’era nulla da temere.
Ora tutto è cambiato, il Leoncavallo è cambiato ed è cambiato il paese.
Spero comunque che uno spazio di vera cultura ( sperando non si riduca a un circoletto poco lontano da un locale serale ) possa ancora trovare i propri spazi.
In germania, in piena Berlino la tacheles www.tacheles.de/ trova i propri spazi e noi non riusciamo a creare unno spazio per un centro, collaborando e cercando di renderlo culutrale.