I milanesi aprono alla possibilità di voto agli arabi

moscheaIl problema della nei confronti delle altre culture è particolarmente vivo in questo periodo e lo dimostrala discussione che si è infiammata inItalia riguardo il mantenimento dei crocefissi nelle scuole che secondo una recente sentenza europea dovrebbero essere tolti per non “urtare” la sensibilità dei ragazzi di altre religioni.

Negli ultimi tempi si è inoltre discusso a causa del recente referendum che si è svolto in Svizzera riguardo la costruzione dei , ma ma ben il 57,5% delle persone hanno votato per il no e si è quindi pensato come ci comporteremmo nel caso in cui una situazione simile si verificasse da noi. La Camera di Commercio di Milano ha così effettuato un’indagine per cercare di scoprire il pensiero dei milanesi a riguardo e a sorpresa si è registrato che  quasi il 60% degli intervistati si dichiara rispettoso nei confronti dei simboli di altre religioni e uno su tre di loro consentirebbe anche agli arabi di votare quando si verificano le elezioni da noi a condizione però che siano residenti in Italia da almeno dieci anni.

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Bomba a Milano: convalidati gli arresti

Novità nell’inchiesta sull’attentato alla caserma Perrucchetti.Il gip di Milano Franco Cantù Rajnoldi ha convalidato l’arresto e la custodia cautelare in carcere dei due presunti complici di Game, l’autore materiale dell’attentato di lunedì 12 ottobre alla caserma dell’esercito di Santa Barbara.L’egiziano Kol Abdel Hady Abdelazim Mahmoud e il libico Israfel Mohammed Imbaeya – precisano fonti – sono stati interrogati ieri in carcere: Israfel si è dichiarato estraneo ai fatti, mentre il suo presunto complice si è avvalso della facoltà di non rispondere.Non è stato ancora possibile interregoare Game perché l’uomo si trova in coma farmacologico all’ospedale Fatebenefratelli di Milano.

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Viale Jenner, la moschea che fa paura ai residenti

Il dialogo è sempre stato difficile, ma l’attentato di ieri alla caserma di piazzale Perrucchetti ha ulteriormente agitato quelle acque mai tranquille.  Ha vent’anni, la moschea di viale e da vent’anni se ne discute tra proteste, associazioni e movimenti di quartiere. Nel mirino degli inquirenti da subito: nel giugno del ’95,  viene travolta da una prima inchiesta della magi­stratura che spalanca porte del carcere all’­ro vertice religioso. L’imam di allo­ra, Answar Shaban, morto in combattimento in Bosnia, reclutava kamika­ze. Nel ’97 ecco un altro ciclone giudiziario: arresti ed accuse di associazio­ne per delinquere. Nel 2001,  il ministro del teso­ro americano collega l’istituto milanese a una pre­sunta società di copertura di Bin Laden, una ditta a Dubai che ufficialmente esporta miele.  Ci sono intercettazio­ni. Spunta un pentito, Houssaine Kherchtou, pro­prio il testimone chiave del processo americano a Bin Laden: «Fu l’imam del centro islamico di Milano — racconta il collaboratore ai magistrati statunitensi — a farmi arruolare nei campi di ad­destramento di Osama. Adesso,l’atten­tato del libico Mohamed Game, che per ammissione dello stesso portavoce del cen­tro islamico, Hamid Shaa­ri, da qualche mese andava a pregare in moschea. In tanti, troppi sono convinti che l’idea gli sia venuta frequentando il centro. «Vogliamo subito un incontro con il ministro Roberto Maroni, non lo si può più rimandare… — dice il portavoce del comitato Farini, Luca Tafuni —. Già prima prosegue non riuscivo a trovare persone disposte a venire con me nean­che a una trasmissione televisiva perché aveva­no paura. Dopo questo attentato il disagio non potrà che essere peggiore… Se ne parla poco an­che sui giornali, eppure attraverso contatti che abbiamo stabilito con i gestori del centro abbia­mo scoperto che sarebbero disposti a pagarsi di tasca loro un’altra struttura e andarsene». Il dialo­go che prima era difficile oggi si fa quasi impossibile.

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Tettamanzi: Messaggio pacifista per la fine del Ramadan.

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Il ramadàn, è il nome del nono mese 30 giorni nel calendario lunare dei musulmani, che è composto 354/355 giorni, undici in meno dell’ solare: per questo ogni hanno cambia data.
Per rispettare tale periodo sacro, è esattamente da venerdì 21 Agosto che i devoti non mangiano, non bevono, non fumano, e non possono avere rapporti sessuali dall’alba al tramonto.
Questa tradizione ha suscitato diverse polemiche a Milano, che da sola conta circa 50.000 musulmani, sopratutto per quanto riguarda la richiesta sempre più insistente da parte loro costruire una moschea.
Ma ora che questo sacrificio spirituale sta svolgendo al termine il cardinale Dionigi Tettamanzi in un messaggio ai musulmani definisce ‘un grave attentato’ negare la liberta’ culto.
”Negare ad esseri umani la possibilita’ nutrire lo spirito in conformita’ alla propria tradizione religiosa e’ uno dei piu’ gravi attentati alla vita e alla pace sul nostro pianeta” scrive l’arcivescovo Milano. Tettamanzi sottolinea che cristiani e musulmani devono impegnarsi insieme per vincere la poverta” spirituale, materiale e culturale.

Referendum consultivo per la nuova moschea: dite la vostra

Il , Riccardo De Corato, propone di fare un referendum consultivo per avere il parere dei cittadini realizzazione di nuove moschee in città.

In consiglio comunale è passato un emendamento al bilancio presentato dal Partito Democratico che prevede la realizzazione di un luogo di culto per gli entro il 2009. L’emendamento del Pd ha trovato l’appoggio di tutte le forze politiche in aula consiliare tranne la Lega che si è opposta.

La decisione bipartisan è arrivata dopo il richiamo fatto dal Cardinale Tettamanzi durante la messa a Sant’Ambrogio. Tettamanzi aveva fatto presente alle istituzioni cittadine e alle forze politiche che ognuno ha il diritto a professare il proprio credo e che, per questo, occorrono luoghi di culto.

Il vice.sindaco di Milano propone però un referendum. Perché i cittadini devono potersi esprimere questione, considerando anche il fatto che gli dispongono già di luoghi di culto in città come in via Cambini, via Iseo, via Padova e il Palasharp, tra l’altro tutte strutture comunali.

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Borghezio protesta contro le moschee

Iniziativa contro le moschee oggi pomeriggio a Milano da parte dell’europarlamentare Borghezio e due suoi collaboratori. Alla vigilia Natale, il lùmbard Borghezio ha pensato mettere in scena una protesta appendendo un telone dalle guglie del Duomo con la scritta a caratteri giganteschi: No moschee. Lo striscione è rimasto appeso per pochi istanti perché poi alcuni uomini della lo hanno fatto desistere dal continuare la protesta. La singolare protesta secondo Borghezio non è da considerarsi come un’iniziativa partito quanto una presunta denominata Padania Cristiana. Soprattutto, si sarebbe trattato un gesto simbolico contro la posizione recente del Cardinale Tettamanzi sulle moschee e sul diritto tutti ad avere luoghi per professare il proprio credo. Il cristiano padano Borghezio non la pensa però come Tettamanzi, perché a sua detta moschee ce ne sono troppe e bisogna bloccarne l’espansione perché pongono problemi .
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Preghiera islamica: spunta l’ipotesi Teatro Ciak

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Nuova prospettiva all’orizzonte per la preghiera islamica a settembre. Si fa realistica la proposta trasferire gli nella tensostruttura Procaccini che attualmente ospita il i cui spettacolo riprendono all’inizio ottobre. Il tendone, allo stesso modo del Palasharp, è proprietà del Gruppo Togni che si è detto disponibile. Naturalmente, il Prefetto ne deve parlare con l’Imam Shaari per sentire il suo parere. Intanto ci si avvicina al mese del Ramadan che, secondo il calendario islamico, incomincia il primo settembre. Si è sciolto il nodo dei venerdì agosto al Palasharp dove sarà allestita e inizierà la Festa dell’Unità. Il segretario del Pd milanese ha chiarito che per i venerdì agosto non ci sono problemi mentre per quelli settembre insorgono difficoltà legate agli eventi in calendario.

Preghiera islamica: rimandata a settembre

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Se da venerdì prossimo gli islamici di viale Jenner si trasferiranno al Palasharp per la preghiera, resta aperto il problema di cosa fare a settembre. Oggi la questione sarà all’ordine del giorno del tavolo istituzionale convocato dal Prefetto. Per il momento una cosa è certa: né Palazzo né Palazzo Isimbardi hanno intenzione di mettere a disposizione strutture pubbliche. E’ una questione privata e come tale va regolata, il che significa che il centro islamico dovrà comprare un terreno su cui costruire la moschea. E mentre il Presidente della Provincia, Filippo Penati, ribadisce il proprio no ad utilizzare l’ex-ospedale Paolo Pini, arriva dal capogruppo di Forza Italia la dichiarazione che invece il Paolo Pini sarebbe un adatto per ospitare la preghiera islamica.

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Moschea di viale Jenner, si trasloca al Vigorelli in 10 gg.

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Dieci i giorni tempo per trasferisrsi da viale al ,
Il prefetto Gian Valerio Lombardi incontrerà oggi Shaari, responsabile del centro islamico e chiederà abbandonare viale da subito e trasferirsi al .
La data è dunque fissata e dovrebbero diminuire le polemiche una situazione che ha fatto molto discutere.
Chi è mai passato da Viale il venerdì saprà quale è il problema e quale è la situazione reale al là delle polemiche e dei numeri inventati da tutte le parti sociali in gioco.
Il venerì la comunità islamica milanese si ritrova in viale presso la moschea per la tradizionale preghiera e le persone srotolati i teli non potendo entrare tutti nella piccola moschea sono costretti a usare anche il marciapiede.
Così si forma il caos.
Nessun reale problema, non c’è mai stato un solo problema, ma una situazione confusione sicuramente non indifferente.
Speriamo che la nuova soluzione vada bene a tutti, in un ottica rispetto reciproca.

Mosche di Viale Jenner: sarà la Regione a decidere

SImbolo regione Lombardia (ripreso da wikipedia.it

La moschea di verrà spostata fuori città. Sarà di competenza della trovare un sito adatto.

A seguito delle dichiarazioni dei giorni scorsi del ministro dell’Interno , sintomo di un malessere dei cittadini riguardo al problema, anche il vicesindaco e assessore alla Sicurezza di , Riccardo De Corato,ha espresso la sua opinione. “Siamo disponibili a trovare una soluzione per il centro islamico di preghiera, ma il trasferiemtno non potrà riguardare la città, perchè significherebbe semplicemnte spostare il problema in un altro quartiere e la zona scelta dovrà essere non urbanizzata, non commerciale e non industriale”, queste le sue dichiarazioni secondo quanto raccolto da Tgcom.it.

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