Edward Hopper e la sua America a Palazzo Reale
L’America che ci propone è quella di metropoli cresciute troppo in fretta e case di legno abbandonate su spiagge infinite, dalla Grande Depressione e al New Deal, dai film hollywoodiani e ai primi veri «cittadini», personaggi tristi e soli. Il lato oscuro della modernità, perché Edward Hopper (1882-1967) non dipingeva ciò che vedeva, ma ciò che sapeva, e questo lo ha reso un grandissimo artista. Al caposcuola del «Realismo statunitense» è dedicata la grande mostra in arrivo, il 13 ottobre, a Palazzo Reale, più di 160 opere provenienti per la maggior parte dal Whitney Museum, la «casa» newyorkese di Hopper. Il luogo dove nel 1918 fondò il Whitney Studio Club, e l’istituzione che oggi, grazie al lascito della moglie Jo, possiede gran parte della sua produzione. Una ricca retrospettiva, in sette tappe, cronologiche e tematiche: dagli autoritratti accademici del 1903, al soggiorno parigino fino alla produzione più tarda.
Edward Hopper Palazzo Reale. Piazza Duomo 12. Tel. 199.202.202. Orari: 9.30-19.30; gio. 9.30-22.30; lun. 14.30-19.30. Euro 9/7.5. Dal 13 ottobre (ore 18.30, a inviti) al 24 gennaio.
