Pubblico impiego, protesta al Pirellone

Pirellone

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riforme che il governo sta introducendo stanno facendo discutere e in particolare tra quelle che al momento sembrano avere reso gli italiani più insoddisfatti ci sono sicuramente quelle che riguardano l’instruzione e quella del pubblico impiego, settori in cui sono previsti dei tagli per i per cercare di contenere spese.

Queste decisioni stanno quindi generando un forte malcontento oltre che una grande preoccupazione per il proprio posto di lavoro dato che in un periodo di come questo per chi si trova in difficoltà non è facile riuscire a trovare in tempi brevi un’altra occupazione. Proprio per questo motivo nella giornata di ieri presso il Pirellone, dove ha sede la Regione Lombardia, si sono ritrovati molti in segno di e alcuni di loro presentavano anche delle maschere tra cui risaltava in modo evidente una con la faccia di un maiale e altre con i volti del presidente della regione Roberto Formigoni e del Ministro della Funzione Pubblica, Renato  Brunetta.

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Un contributo a micro e piccole impresi milanesi

MilanoQuello che stiamo vivendo non è certamente un periodo facile per la maggior parte delle industrie italiane soprattutto causa di un calo della domanda e perchè molti imprenditori preferiscono effettuare il loro lavoro all’estero perchè porta loro il vsntaggio di una diminuzione dei costi. Molte aziende hanno quindi dovuto ricorrere alla cassa integrazione per cercare di sopperire alla crisi, avendo come conseguenza per i lavoratori diversi problemi economici, mentre ancora pià grave è la situazione di chi ha addirittura perso il lavoro.

Il Comune di Milano non è però rimasto insensibile al problema e sta quindi cercando di venire incontro ai cittadini grazie un accordo stipulato dalla Banca Popolare del capoluogo lombardo fornendo un contributo pari centomila che verranno erogati micro e piccole , che in molti casi non hanno grosse armi per uscire da questo momento difficile. Potranno beneficiare di questo denaro le aziende con meno di 10 e 50 impiegati o con un bilancio non superiore 2 e 10 milioni di rispettivamente. la somma verrà suddivisa in cinque pacchetti da venti milioni di l’uno e l’iniziativa è stata introdotta soprattutto per agevolare la nascita di nuove che possono sorgere sul territorio e anche favore delle donne che scelgono di diventare imprenditrici,  mentre spesso sono svantaggiate rispetto al sesso maschile.

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Grande attesa per la prima della Scala

ScalaCome da tradizione il giorno della festività Sant’Ambrogio coincide per i milanesi anche con la prima della , che quest’anno vedrà la rappresentazione della “Carmen” e che sarà diretta da Daniel Barenboim per la regia Emma Dante.

Questa volta però l’inizio dell’opera sarà preceduta da un momento molto significativo: prima iniziare a suonare, infatti, i componenti dell’orchestra effettueranno un minuto silenzio per dimostrare la loro solidarietà nei confronti delle aziende in crisi e del momento difficile che sta attraversando il mondo del . Non si tratta, però, una novità in assoluto visto che già due anni fa l’episodio si era verificato per ricordare la memoria degli operai morti nell’incidente avvenuto alla Thyssen Torino.

La decisione stare in silenzio per un minuto è stata presa proprio dai dipendenti della , che a causa anche della situazione non molto positiva che colpisce tutto il mondo del italiano, riescono bene a comprendere cosa significhi l’incertezza lavorativa che in questo periodo stanno vivendo molte persone, specialmente chi è in cassa integrazione o ha perso il proprio posto. Fuori dal quindi, intorno alle 14.30, ci sarà un presidio dei lavoratori che sono decisi a far sentire la loro voce per fare in modo che la loro situazione non passi inosservata.

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Chiusi più di 500 negozi a causa della crisi

MilanoLa crisi che ormai stiamo attraversando più di un anno si sta facendo sentire un po’ per tutti, sia da chi ha un lavoro dipendente perchè la maggior parte delle aziende a causa di una minore richiesta hanno dovuto ricorrere alla cassa integrazione, sia per chi gestisce attività in proprio perchè a causa degli stipendi più bassi molti italiani hanno diminuito i loro consumi.

Anche in una grande città come la situazione non appare certamente più rosea e sono stati tanti i negozi che negli ultimi mesi sono stati costretti a chiudere. I dati rilasciati da Confcommercio, in particolare, sono davvero il segno di una situazione che desta preoccupazione visto che dall’inizio dell’anno fino a settembre sono state 529 le attività che hanno dovuto cessare e la Lombardia è seconda solo alla Sicilia tra le regioni che hanno riscontrato un netto calo dei consumi. Le categorie che hanno risentito in modo maggiore di un calo nelle vendite sono negozi di abbigliamento, ambulanti, cartolai ed edicolanti.

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La Camera di Commercio porta i designer nelle imprese

milGli ultimi mesi per la maggior parte delle aziende italiane non sono stati certo floridi e in molti casi si è ricorsi alla cassa integrazione , che è la dimostrazione più evidente del calo lavoro registrato in questo periodo. Quando si verifica una , però, è importante allo stesso tempo anche cercare introdurre proposte innovative che potranno poi essere sfruttate al massimo nel momento in cui ci sarà la ripresa economica tanto sospirata.

La Camera Commercio ha così presentato un progetto dedicato alle micro, piccole e medie Milano e della provincia che prende il nome “Un designer per ” e che ha appunto lo scopo favorire lo sviluppo innovazioni nei processi lavorativi. Ci sarà la possibilità iscriversi entro la fine del mese novembre e subito dopo avere presentato la richiesta aziende riceveranno una guida specifica, “Materials Matter 3″, dove si troveranno illustrati alcuni esempi delle innovazioni raccolte dal centro internazionale, e una serie materiali innovativi che potranno essere presi in considerazione a seconda della categoria merceologica in cui opera ogni impresa.

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Crisi: chiudono i piccoli negozi

La crisi chiude i piccoli , privilengiando la grande distrubuzione che ha alle spalle maggiore solidità economica. Molti commercianti battono così in ritirata abbassando saracinesche e vendendo al miglior offerente. La dei piccoli , anche storici, appende i cartelli di liquidazione per chiusura.  Poco fuori dal centro, i quartieri che fino a 4 anni fa erano considerati commerciali, sono privi delle vetrine e della vivacità dello shopping. E’ accaduto in viale Corsica, nella zona di Lambrate, ma anche nella zona intorno ai Navigli-Tortona e nel quartiere della moda, tra via Sciesa e viale Montenero. Avanzano invece, secondo i dati della di Commercio, i commercianti stranieri, soprattutto arabi e cinesi. Tra nuove iscrizioni, soprattutto nella ristorazione ma anche nel commercio al dettaglio, ditte con titolare straniero rappresentano la metà delle nuove aperture (rispettivamente: il 52,3% e il 43,6%). 
Ottimismo tuttavia dall’unione artigiani. Commenta così  questi dati Marco Accornero, segretario generale dell’Unione artigiani di : «Notiamo più che un aumento della chiusura di attività, un decremento delle nuove aperture. Ciò significa che chi ha un’impresa tende a non venderla e resiste, ma pochi hanno il coraggio di aprire una nuova attività. I che aprono e che chiudono fanno parte di un turn over fisiologico, ma la crisi nel 2009 ha fatto sì che la gente è spaventata e non rischia nell’impresa».

Crisi: dimezzati i posti del servizio civile. rischio per malati e anziani

Tempi duri anche per il servizio civile.Una , non in termini di vocazioni ma di finanziameti, tanto da indurre un’inevitabile diminuzione di posti disponibili: quest’, rispetto al 2007, la di­sponibilità dei posti è scesa da 32.613 a 14.278. Uno spaventoso meno 56%. A Milano la Caritas Ambrosiana aveva numerosi progetti in cantiere e anche un numero sufficiente di volontari. A dispetto dei quasi 500 ragazzi dello scorso , oggi non sono più di 100.Scri­ve infatti a tal proposito il direttore don Roberto Da­vanzo nell’editoriale sul sito internet, «questo nuovo pastorale inizia con una catti­va notizia, probabilmente sfuggita ai più… Ci perderan­no le strutture che operano nel mondo della grave emargi­nazione: mense, oratori, co­munità per disabili, interven­ti per psichici, progetti per anziani». .

Innse trovato l’accordo, operai abbandonano il presidio

Finalmente la questione ha trovato una soluzione positiva: è stato trovato un compratore, i posti lavoro sono salvi, e i quattro operai e il rappresentante sindacale che vivevano da otto giorni vivevano per protesta su una gru sono scesi a terra e hanno riabbracciato le proprie famiglie. Poco dopo mezzanotte qualche petardo in via Rubatti­no segna la fine della trattati­va sulla Innse, la fabbrica che doveva essere smantellata e che in­vece ricomincerà a produrre. L’hanno salvata il gruppo Ca­mozzi Brescia (l’acquiren­te), ma soprattutto quei quat­tro operai e il delegato della che per 8 giorni e poco meno 13 ore sono rimasti asserragliati su una gru a 12 metri d’altezza in sciopero. A riassumere storia e sensa­zioni  è Roberto Giudice, leader del­la appena sceso dal mac­chinario con i quattro lavorato­ri: «Volevamo vincere e così è stato, l’unico pensiero è sem­pre stato quello arrivare fi­no in fondo, a costo qualsia­si sacrificio. Quando siamo sa­liti lassù abbiamo capito es­sere a una svolta. Ci siamo guardati e abbiamo avuto la co­scienza che da quel momento non eravamo più in balia degli altri, della Regione, della Pre­fettura, dei proprietari. Erava­mo solo noi con le nostre ma­ni e la nostra forza, ce l’abbia­mo messa tutta, fino in fon­do». Negli otto giorni e mezzo della trattativa gli operai han­no vissuto sul ponte un car­ro gru largo un metro e mezzo. Dormivano a turni, due per vol­ta, stendendosi dentro una ca­bina manovra larga non più due metri per due, il tutto a dodici metri d’altezza. 

Milano, lo stipendio da single non basta

. Vivere a , da soli spesso comporta non arrivare a fine mese. Secondo un recente studio costa  in media 1.300 euro al mese, cui più della metà se ne va per l’affitto, mentre per le stesse spese un giovane a Palermo spende circa 860 euro e a Bari circa 870. Con questi conti  alla mano a stento un giovane con uno stipendio medio 1.000 riesce ad arrivare a fine mese. Tanto più se abita a Monza e a Bergamo ma anche in una città del sud come Napoli: in media il costo per vivere in queste città va dai 1.060 a 1.020 a 1.050 euro. L’aspetto interessante che emerge da questi dati è che per i italiani vivere al Nord o al Sud non fa molta differenza: da soli non ce la fanno comunque. I  italiani hanno bisogno dell’aiuto dei genitori per arrivare a fine mese. Del resto con i redditi medi netti che oscillano tra i 1.050 e i 630 Napoli, i genitori sono costretti a intervenire. E l’aiuto mamma e papà non ha differenze geografiche: a si stima che sia in media 267 euro, gran lunga inferiore rispetto ai 424 Napoli, più o meno quanto quello Bari (212) e Palermo (228).

Nasce la Fondazione Welfare Ambrosiano per la lotta alla crisi

, , Camera Commercio e sindacati danno a Milano alla Fondazione Welfare Ambrosiano, una onlus con un capitale 8 milioni euro. Da marzo quindi, i lavoratori Milano e provincia colpiti dalla avranno la possibilità accedere al credito messo a disposizione dalla Fondazione con tassi agevolati. La Fondazione si rivolge a tutti i lavoratori siano essi dipendenti, autonomi, interinali, a progetto, disoccupati, ecc.