Crisi economica: primi effetti sull’economia reale milanese
Leggi tutti gli articoli di Ovidio Diamanti
Prima o poi si sarebbero fatti sentire anche in Europa e in Italia gli effetti della crisi finanziaria mondiale. E se finora a farne le spese sembravano essere solo i grandi gruppi della finanza ora invece inizia a diventare palpabile l’effetto crisi anche tra l’economia reale del paese. E Milano, da sempre all’avanguardia nel campo del lavoro e dell’impresa, non è da meno. Secondo la Cisl lombardia i lavoratori precari che sono stati lasciati a casa quest’anno sarebbero migliaia. Ma non è finita qui perché aumenterebbero anche le richieste di cassa integrazione: quasi il 75% in più rispetto al 2007 secondo i dati Cisl. I posti di lavoro a rischio entro la fine dell’anno sono circa 50.000, mentre ogni settimana ci sono in media venti aziende che si trovano in condizioni di gravi difficoltà. Per queste ragioni la Cisl Lombardia ha chiesto alla Regione di prendere provvedimenti tempestivi a sostegno delle famiglie dei lavoratori e delle imprese.
Gli effetti della crisi dovrebbero sentirsi sull’economia reale anche nel 2009. Il rischio è quello della tenuta delle imprese che, se non reggono l’onda d’urto della crisi economica finanziaria, possono trascinare sul baratro migliaia di famiglie e lavoratori. In questa situazione l’interrogativo è capire se il Piano europeo di salvataggio consistente nell’erogazione di una somma di 2 mila miliardi di euro influisca negativamente o positivamente sull’economia locale, inclusa quella milanese. Infatti molti analisti hanno posto il problema di dove trovare così tanti soldi. La risposta potrebbe essere nel taglio di servizi e spesa, un’ipotesi che potrebbe peggiorar ulteriormente la situazione delle famiglie italiane ed europee.

Pubblicizza il tuo sito
Ottobre 28th, 2008 at 17:53
Una volta vivevo a Milano, in fondo sono passati solo quattro anni. già allora si percepiva qualche cambiamento: per chi ci è arrivato a inizio 2000 la vostra bella città non era già più da bere… speriamo che resti almeno “da mangiare”, per le molte persone che ancora la abitano e che continuano a raggiungerla con la speranza di un futuro migliore.